<HTML><HEAD></HEAD>
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style='FONT-SIZE: small; TEXT-DECORATION: none; FONT-FAMILY: "Calibri"; FONT-WEIGHT: normal; COLOR: #000000; FONT-STYLE: normal; DISPLAY: inline'>
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style='FONT-SIZE: small; TEXT-DECORATION: none; FONT-FAMILY: "Calibri"; FONT-WEIGHT: normal; COLOR: #000000; FONT-STYLE: normal; DISPLAY: inline'>Carissimi,</DIV></DIV>
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style='FONT-SIZE: small; TEXT-DECORATION: none; FONT-FAMILY: "Calibri"; FONT-WEIGHT: normal; COLOR: #000000; FONT-STYLE: normal; DISPLAY: inline'> </DIV></DIV>
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style='FONT-SIZE: small; TEXT-DECORATION: none; FONT-FAMILY: "Calibri"; FONT-WEIGHT: normal; COLOR: #000000; FONT-STYLE: normal; DISPLAY: inline'> </DIV></DIV>
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style='FONT-SIZE: small; TEXT-DECORATION: none; FONT-FAMILY: "Calibri"; FONT-WEIGHT: normal; COLOR: #000000; FONT-STYLE: normal; DISPLAY: inline'>penso
non vi sia sfuggito il lavoro che ha pubblicato di recente il prof Dei sulla
rivista Dose response (una rivista convenzionale con un IF di 2)a sostegno
delle ipotesi di Bellare, ingegnere chimico indiano il quale ha trovato le
molecole nelle diluizioni omeopatiche ben oltre la 12 CH.
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<DIV style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: 'Calibri'; COLOR: #000000">
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<DIV>Questi contenuti sono il pane della nostra SMS e vi confermo
che al nostro ventennale SIOMI la cui data definitiva è il 15-16-17 marzo
2019 nel seminario di venerdì dedicato alla farmacologia delle microdosi
sara presente lo stesso Bellare !</DIV>
<DIV> </DIV>
<DIV>Ebbene, se leggete questi contenuti avrete piu armi per sostenere l
‘ipotesi che la omeopatia sia una questione di chimica piuttosto che di
fisica quantistica e questo fa un gran bene in questo periodo
di attacchi mostruosi tutti basati sul fatto che solo la fisica quantistica e le
memorie delle acque possano “spiegare” l’omeopatia.</DIV>
<DIV> </DIV>
<DIV>Tra l altro l editoriale di Himed del mese di dicembre ( che
riceverete a casa vostra a gennaio ) e dedicato proprio alla ipotesi che
l’omeopatia possa essere una questione di chimica</DIV>
<DIV> </DIV>
<DIV>Ora mi aspetto le reazioni inorridite della comunita degli omeopati
internazionali i nostalgici delle memorie che naturalmente si
opporranno ad una visione cosi lineare delle cose...</DIV>
<DIV> </DIV>
<DIV>e la storia continua... </DIV>
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<DIV>Buona lettura.</DIV>
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<DIV>Simonetta Bernardini </DIV>
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<DIV><FONT style="COLOR: #333333" size=2
face="Arial, Helvetica, sans-serif"><B>RICERCA</B></FONT><BR><FONT
style="COLOR: #333333" size=4 face="Arial, Helvetica, sans-serif"><B>Ormesi e
omeopatia, verso una nuova consapevolezza</B></FONT><BR><BR><FONT
style="COLOR: #333333" size=2 face="Arial, Helvetica, sans-serif"><I>di Maria
Concetta Giuliano<BR></I><BR>La lettera all'Editore di <B>Andrea Dei</B> alla
rivista Dose-Response pubblicata nei giorni scorsi rappresenta un punto fermo
nella discussione esistente da anni sulla natura dei medicinali omeopatici in
alta diluizione. L'autore tiene a sottolineare che essendo un chimico e non un
medico, non è competente nel valutare l'efficacia terapeutica dei medicinali
stessi, lasciando tale compito al giudizio dei lettori. Nella lettera si tiene
piuttosto a evidenziare come i risultati delle moderne tecnologie
chimico-fisiche e biologiche suggeriscano che le soluzioni dei medicinali
omeopatici debbano essere considerate come "non-soluzioni" a causa della
differente popolazione di molecole di principio attivo che si ha all'interfaccia
liquido-vapore rispetto al corpo della soluzione. Questo fa sì che la
concentrazione reale del principio attivo non vari con la diluizione come ci si
potrebbe aspettare, ma che questa variazione sia molto piccola. A supporto di
questa ipotesi l'autore commenta i risultati ottenuti dal gruppo di Bellare, che
indicano inequivocabilmente che soluzioni di nanoparticelle di metalli pesanti
quali oro e argento contengano alle diluizioni di 200CH lo stesso numero di
particelle delle 6CH (ovvero dell'ordine dei picogrammi/millilitro).<BR>Come
ulteriore prova l'autore sottolinea come l'analisi dei profili genici del DNA
trattato con farmaci omeopatici a diversa concentrazione (dalla tintura madre
alla 30CH) mostrino un andamento totalmente diverso da quello aspettato: la
tecnologia dei DNA-microarray infatti mostra una variazione della risposta del
substrato biologico al trattamento, risposta che varia lentamente con la
diluizione. Questi risultati sono stati pubblicati negli ultimi anni dai
Laboratori dell'Università di Verona (Bellavite) e di Firenze da un gruppo di
ricerca del quale lo stesso Andrea Dei fa parte. In tutti i casi citati
l'andamento delle risposte con le concentrazione è consistente con una risposta
ormetica, ovvero inversione dell'espressione genica al variare della dose,
risultato in perfetta simbiosi con la legge del simile di eredità hahnemanniana.
Queste considerazioni inducono l'autore a sottolineare che è priva di senso
l'affermazione di numerosi farmacologi, quali ad esempio Garattini, che
l'omeopatia sia "acqua fresca" in quanto non può esistere una soluzione a
concentrazione zero se si adotta un processo di diluizione seriale. Inoltre
hanno poco senso le ipotesi fino ad oggi formulate per spiegare l'efficacia dei
medicinali stessi, quali la cosiddetta memoria dell'acqua, la meccanica
quantistica, l'epitassia, etc. fino ai poco credibili esperimenti di
Montagnier.<BR>Da questo punto di vista l'omeopatia è molto più facilmente
interpretabile come farmacologia delle microdosi, ovverosia ammettendo che
molecole o ioni di un principio attivo interagiscano come è aspettato con il
substrato biologico, determinando quindi una reazione di stimolo del sistema per
raggiungere da uno stato alterato uno stato fisiologico normale. E' la logica di
Schulz, purtroppo condannata come le affermazioni di Galileo dal Sacro Collegio
della biomedicina. Per non rinnovare l'attesa di quasi quattro secoli che l'
Accademia Pontificia ha impiegato per riabilitare la figura di Galileo, Il
Consiglio Direttivo della SIOMI ha stabilito che il tema e i suggerimenti di
questi risultati siano discussi in una sessione dedicata nel corso del Convegno
del ventennale della Società, che si terrà nel marzo del 2019 a
Firenze.</FONT></DIV>
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face="Arial, Helvetica, sans-serif"></FONT> </DIV>
<DIV><FONT style="COLOR: #333333" size=2
face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT color=#000000 size=3 face=Calibri>per
leggere articolo: <A
title=http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1559325817744451
href="http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1559325817744451">http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1559325817744451</A></FONT></DIV>
<DIV><BR><BR><BR> </DIV></FONT>
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